"DATECI VOCE", IL FLASHMOB IN FAVORE DELLA PARITÀ DI GENERE

A cura di Leonilde Gambetti

Le donne sono le più penalizzate in questo periodo di pandemia. Ora che sono costrette a casa, sono quelle che più spesso si fanno carico dei lavori domestici, dell'accudimento dei figli e degli anziani.

Si destreggiano tra chat scolastiche, conference call, genitori da custodire.

Il tutto, spesso, mentre sono impegnate nel telelavoro. Ma nella catena di comando le donne non hanno voce in capitolo.

E non è la mascherina a silenziarle, ma la politica. In una ricerca condotta da Openpolis, sia a livello nazionale che locale, emerge infatti che le donne occupano solo il 20% degli incarichi di rilievo e sono pochissime quelle che si avvicinano ai ruoli di maggior potere, destinati ovviamente agli uomini. Le strutture prese in considerazione per lo studio sono molte: prefetture, direttori generali o commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere del Paese, assessori regionali alla Sanità e alla protezione civile, task force sia regionali che nazionale, unità di crisi, comitati e Direzioni che via via si sono formati in questi ultimi tre mesi.

Ad esempio negli incarichi chiave di protezione civile, Ministero della Salute e delle strutture create ultimamente per arginare l’emergenza Covid19 non ci sono donne e l'80 % della task force nazionale del governo è composto da uomini. Insomma la pandemia mette a nudo un aspetto dell'Italia che prima era appena più mascherato: la mancanza di parità di genere.

E proprio la mascherina diventa il 2 maggio una voce silenziosa che parla attraverso l'hashtag #datecivoce: nei profili social di molti spunta, infatti, il selfie con mascherina sul viso e la scritta che reclama una maggiore considerazione delle donne nei ruoli chiave.

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