A volte gli atleti sono vincitori non solo di battaglie sportive, ma diventano anche paladini di quelle sui diritti civili. La loro fama, dovuta ai successi nei diversi campi di gara, li rende testimonial d’eccezione, capaci di accendere un faro su ingiustizie e storture.
È il caso di Allyson Felix, velocista statunitense, leggenda dell’atletica leggera, detentrice del record mondiale delle staffette 4×100 m e 4×400 m mista.

LA BATTAGLIA CONTRO LE DISUGUAGLIANZE

L’atleta nel 2018 si era vista ridurre del 70% la sponsorizzazione da parte del colosso dell’abbigliamento sportivo Nike, con la quale aveva un contratto, semplicemente perché incinta.
Dopo un parto cesareo d’urgenza, in cui ha rischiato la vita, Allyson Felix si è schierata pubblicamente contro l’industria sportiva colpevole della svalutazione dei contratti di atlete in gravidanza e ha rinunciato del tutto alla sponsorizzazione ridotta.
A distanza di mesi la Nike ha accettato di eliminare le discriminazioni verso le proprie atlete incinte, smettendo di effettuare riduzioni contrattuali nel periodo pre e post maternità.

L’ULTIMA VITTORIA

In questi giorni, col bronzo nella 4×400 mista ai Mondiali di atletica leggera ad Eugene, in Oregon, la Felix ha coronato una carriera favolosa e ha detto addio alle competizioni sportive.
Si è congedata con questa dichiarazione:
“È l’ultima per me, non so davvero cosa aspettarmi, ma darò il massimo e mi divertirò. Spero di essere ricordata come una ferocemente competitiva, ma soprattutto – e intendo soprattutto per me – come qualcuno che ha cercato di lasciare lo sport meglio di come l’ha trovato, che ha cercato di supportare le atlete, e le donne in generale, e di lottare per più uguaglianza”.
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