Le cronache ci dicono che la commissione di laurea impiegò circa un’ora per decidere se conferire il titolo di ingegnere, ingegneressa o ingegnera a quella giovane in gonnella.
Era la prima donna in Italia a laurearsi in Ingegneria e non sapevano proprio come chiamarla.
Per la verità qualche dubbio fra i più sulla declinazione del titolo permane ancora oggi, ma all’epoca dovrebbe essere stato un bel dilemma perché mai prima di allora nessuna donna aveva raggiunto quel traguardo.
L’impresa è davvero eccezionale se si pensa che per i primi 46 anni, dalla nascita del Politecnico di Torino, non c’è stata alcuna studentessa tra gli iscritti. Bisognerà arrivare al 1959 per contare 38 donne laureate nell’Ateneo e 52 nel 1974.
La prima in assoluto in Italia, e fra le prime in Europa, a laurearsi in Ingegneria è stata proprio lei, Emma Strada, che ha conseguito la laurea il 5 settembre del 1908, a soli 23 anni e con il massimo dei voti.
Subito dopo il titolo universitario iniziò a progettare e sovrintendere impegnative opere ingegneristiche in tutta Italia, come ferrovie, gallerie, acquedotti, e non comodamente seduta nello studio di famiglia a Torino, ma direttamente nei cantieri.
Anche questo è probabile sia stato motivo di scalpore.
Dirigere squadre di operai, idraulici, fabbri, falegnami e geometri, tutti maschi, nei cantieri, con le sue gonnellone lunghe e ingombrati e con i capellini di pizzo e velo, secondo i costumi dell’epoca, probabilmente non sarà passato inosservato.
Per promuovere il lavoro delle donne nel campo della scienza e della tecnologia diventerà la prima presidente dell’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto (AIDIA), fondata nel 1957 da Maria Artini, prima donna ingegnere a lavorare in una grande azienda e pioniera delle donne dirigenti.