È durata solo poche ore l’esultanza per il voto in Islanda che la vedeva raggiungere il traguardo di primo Paese d’Europa ad avere un parlamento a maggioranza femminile.

IL RICONTEGGIO DELLE SCHEDE

Dei 63 seggi dell’Althingi, l’Assemblea unicamerale islandese, 30 saranno occupati da deputate, ovvero il 47,6%. In un primo momento sembrava che le donne ne avessero conquistati 33, ovvero oltre la soglia del 50%.
Il presidente della commissione elettorale, Ingi Tryggvason, dopo il riconteggio delle schede, ha reso noto che 3 seggi sono stati riassegnati a degli uomini.
Finora nessun Paese europeo ha mai oltrepassato la soglia del 50%, in termini di parità di genere, ma adesso secondo i dati dell’Unione Interparlamentare, l’Islanda contende alla Svezia il primato con il 47% di deputate.

IL RISULTATO ISLANDESE RESTA COMUNQUE IMPORTANTE PER LA PARITÀ DI GENERE

Un risultato che ha le sue ragioni nella storia dell’isola degli ultimi 40 anni e anche oltre.
L’Islanda è stato infatti il primo Paese al mondo ad eleggere un presidente donna nel 1980, l’allora cinquantenne Vigds Finnbogadottir, rieletta per altri tre mandati e in carica per 16 anni. E anche l’attuale premier Katrin Jakobsdottir è una donna.
Nella storia recente dell’Islanda, recente ma già abbastanza lunga, c’è una cultura di parità di genere che pone il Paese da 12 anni consecutivi in testa alla classifica del Forum economico mondiale. Nell’isola la prima legge sulla parità di retribuzione risale al 1961. Nel 2018, per annullare le residue diseguaglianze salariali tra sessi, è stata approvata una legge che impone alle aziende con oltre 25 dipendenti una certificazione che attesti la parità retributiva di genere. Inoltre in Islanda il congedo parentale è uguale per uomini e donne.
Molta strada è stata fatta dalle donne islandesi. Una strada che anche il resto d’Europa dovrà percorrere velocemente per diminuire il divario.
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